L’educazione emotiva dei figli: non servono le lezioni teoriche ma serve l’esempio

Molto spesso, nella pratica clinica, mi capita di osservare genitori alle prese con il timore di non saper trovare il lessico giusto per parlare al bambino. Si pensa che per insegnare a conoscere e a gestire le emozioni i propri figli necessitino di grandi lezioni orali, di librerie piene di tomi teorici e di continui dialoghi profondi sul tema in questione. Quando l’azione più utile di tutte sarebbe una soltanto: comprendere che il figlio apprende allo specchio. E chi sarebbe lo specchio? Proprio il genitore. La vita di tutti i giorni ci presenta sfide, dolori, stanchezza ed è normale che un padre o una madre possano provare la rabbia, ad esempio. Il problema, però, non è provare quest’emozione ma è come la si manifesta. E’ proprio tra le mura di casa che il figlio osserva, interiorizza e imita certi comportamenti e certe reazioni emotive. E’ questa la lezione più importante che un genitore possa apprendere. Non serve decantare a parole come si debba vivere in questa vita: il più grande esempio per la crescita di un bambino è la propria persona. A questo punto il genitore potrebbe obiettare e dire: “Come? Non ho spiegato nulla e il bambino ha capito tutto?” Sì, è proprio così. Vedere è molto più potente di sentire. Non bisogna avere il timore di spiegare ai propri figli come ci si sente in un dato momento. Se capita di tornare a casa la sera, dopo il lavoro, e sentirsi affaticati si può benissimo dire al bambino: “Stasera la mamma è stanca, ma è bello passare del tempo insieme. Ti va se ci mettessimo insieme sul divano a sfogliare un libro illustrato?” Così come se dovessero capitare dei momenti tristi, non dovrebbe esserci il bisogno di nascondere le lacrime al figlio. I bambini sono molto più furbi di quello che pensiamo; percepiscono come ci sentiamo. E’ importante mostrargli che anche un padre può darsi il permesso di piangere di fronte ad un dolore. Solo in questo modo si cresceranno ometti che diventeranno uomini sensibili ed umani e che non avranno bisogno di mostrare la loro forza, ma avranno il diritto di mostrare la loro vulnerabilità. In un mondo che corre, ciò che conta non è la quantità ma la qualità dei momenti passati insieme. Ad esempio, anche solo una fiaba che parla della vergogna, della paura, raccontata al figlio prima della nanna può fare la differenza, sera dopo sera.